Mareamico, la nota associazione ambientalista di Agrigento, ha lanciato un nuovo allarme che scuote l’intera provincia. Dopo anni senza episodi segnalati di sversamenti illeciti di acque di vegetazione nei corsi d’acqua e nel mare, la situazione sembra essere tornata critica. Il fiume Palma è stato trovato pesantemente inquinato, con l’acqua tinta di un colore viola innaturale e decine di pesci morti lungo le rive, una visione che testimonia l’impatto devastante di queste pratiche.
Le acque di vegetazione, residui della lavorazione delle olive, sono un rifiuto estremamente pericoloso. Mareamico le definisce “un veleno” poiché la loro presenza nei fiumi priva l’acqua di ossigeno, rendendola incapace di sostenere la vita. Secondo l’associazione, la loro capacità inquinante è circa 200 volte superiore a quella delle acque reflue domestiche, un dato che rende ancora più urgente un intervento risolutivo.
Negli anni passati, grazie alle indagini del Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri di Agrigento e alle sanzioni comminate, sembrava che questa battaglia fosse stata vinta. Gli sversamenti illeciti, che un tempo erano frequenti, si erano ridotti fino a scomparire. Tuttavia, l’attuale scoperta dimostra che queste pratiche criminali sono tornate in azione, danneggiando nuovamente l’ecosistema e mettendo a rischio la biodiversità locale.
Di fronte a questa nuova emergenza, Mareamico invita le autorità competenti a intensificare i controlli e ad applicare pene severe per i responsabili. Proteggere i corsi d’acqua e il mare della provincia non è solo una questione ambientale, ma un dovere verso le comunità che vivono in questi territori. Il futuro dell’ecosistema agrigentino dipende da una risposta decisa e coordinata, che coinvolga istituzioni, associazioni e cittadini in uno sforzo collettivo per fermare questi crimini ambientali.