AdobeStock 91737164.jpeg Dantedì: alla scoperta del Sommo Poeta AdobeStock 91737164.jpeg Dantedì: alla scoperta del Sommo Poeta

Dantedì: alla scoperta del Sommo Poeta

Cosa ci direbbe Dante se potesse passeggiare oggi tra le strade delle nostre città? Probabilmente ci guarderebbe con quello sguardo severo che tutti conosciamo, pronto a giudicare peccati e virtù del nostro tempo. Ma siamo sicuri di conoscere davvero il Sommo Poeta?

Oggi, 25 marzo, celebriamo il Dantedì, la giornata nazionale dedicata al padre della lingua italiana. Perché proprio questa data? Perché, secondo gli studiosi, il 25 marzo del 1300 Dante avrebbe iniziato il suo viaggio ultraterreno attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso nella sua Divina Commedia, l’opera che ha reso immortale il suo nome. Ma al di là dei versi scolpiti nella storia, chi era davvero Dante Alighieri?

Dante e l’amore che ha sfidato il tempo

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Quando si parla di Dante, è impossibile non pensare a Beatrice, la musa che ha illuminato la sua vita e la sua opera. Ma sapevi che Dante la vide solo due volte nella sua vita? La prima a 9 anni, la seconda a 18. Eppure, quell’incontro fugace fu sufficiente per alimentare un amore eterno, che sopravvisse persino alla morte della donna, avvenuta nel 1290.

Un amore platonico, ideale, che si contrappone alla storia molto più concreta e obbligata con Gemma Donati, la donna che Dante sposò per un matrimonio combinato e con cui ebbe diversi figli. Ma di Gemma, il poeta non parlò mai nelle sue opere.

L’uomo che inventò l’Inferno (e il nostro italiano)

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L’Inferno di Dante è probabilmente l’aldilà più famoso della letteratura mondiale: un luogo terrificante, fatto di fiumi di sangue, demoni e punizioni atroci. Eppure, molte delle immagini che associamo oggi all’Inferno non derivano dalla Bibbia, ma proprio dalla fantasia del poeta fiorentino.

Non solo: con la sua Divina Commedia, Dante ha dato forma alla nostra lingua. Se oggi parliamo italiano e non latino o dialetti, è anche merito suo. Fu il primo a scrivere un’opera così monumentale in volgare fiorentino, dimostrando che non serviva il latino per creare letteratura di alto livello.

Dante, il politico esiliato che non tornò mai a Firenze

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Dante non era solo un poeta, ma anche un uomo profondamente coinvolto nella politica della sua epoca. E questa passione gli costò cara: nel 1302 fu condannato all’esilio da Firenze. La sentenza era chiara: se fosse tornato, sarebbe stato bruciato vivo.

Morì nel 1321 a Ravenna, lontano dalla sua amata città, che oggi si vanta di lui ma che all’epoca lo ripudiò. Ancora oggi, le sue ossa riposano a Ravenna, mentre Firenze ha più volte cercato (senza successo) di riaverle.

“Fatti non foste a viver come bruti…”

Dante ci ha lasciato un’eredità immensa. La sua Commedia non è solo un viaggio tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma una lezione di vita. Perché, come diceva Ulisse nel celebre canto XXVI dell’Inferno:

“Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

Non siamo nati per vivere senza pensare, senza sognare, senza cercare di migliorare. Siamo qui per conoscere, per crescere, per non fermarci mai. E in questo, Dante sarà sempre con noi.

Buon Dantedì!

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